1) Premessa

Il turismo: “L’occupazione degli stupidi. E dei disperati

Questa frase di un testo teatrale del 1971*, ha condizionato  per molto tempo il mio atteggiamento verso i viaggi.

Dell’autore mi fidavo, e le parole erano dette nientemeno che da Gustave Flaubert al suo discepolo Guy de Maupassant come ignorarle? E così ho avuto molti anni di vacanze vissute con un qualche senso di disagio -se non di colpa- ovunque avvertissi in me un compiacimento non strettamente legato alla fruizione di un meritato riposo o all’appagamento dell’ineludibile, congenito (e totalmente edonistico) bisogno di MARE.

A rafforzare il convincimento che la drastica affermazione avesse un  fondamento c’erano le frotte di turisti palesemente inconsapevoli che in tutte le stagioni invadono il Belpaese, nonchè gli interminabili e noiosissimi racconti di viaggio di  amici che mi hanno afflitto per una gran quantità di serate.

Eppure, il mondo era lì, sempre più facilmente a portata di mano (e di tasca), con le sue diversità, le sue bellezze, le sue storie.

E c’è un’ autorevole letteratura di viaggio, dal Milione agli innumerevoli  resoconti del Gran Tour, ai reportage di cronisti contemporanei, a testimoniare la possibilità di altri viaggi ed altri viaggiatori.

Che fare?

Questo sito racconterà, forse, le mie risposte  a questa perplessità.

                                                                                                                        L’Agen-Zia

* L.Codignola,  Bel-ami e il suo doppio, Marsilio, 1974

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