Piatti di Castelli e … piatti da castellani

               Girando per l’Italia è facile imbattersi in prodotti artigianali di buon livello estetico; da noi si respirano arte e bellezza (discariche permettendo) ed è facile che la qualità delle arti più nobili ed ufficiali contagi anche i manufatti delle cosiddette “minori”.

E’ quello che è accaduto in un centro di produzione di antica storia, le Manifatture ceramiche di Castelli in Abruzzo.

Percorrendo le valli abruzzesi tra la linea del mare e la fascia collinare nell’interno si notano le  formazioni calanchive che ne caratterizzano la forma e la sostanza.

Infatti è l’argilla, componente principale di quel territorio, che erosa dal vento si profila nelle creste che danno al paesaggio il suo aspetto particolare. E quell’argilla  è l’ elemento essenziale nella terracotta degli oggetti in ceramica tipici dell’artigianato della zona.

Già dal Medioevo (e c’è chi dice anche da prima) gli abitanti del luogo modellando l’argilla e cuocendola opportunamente realizzavano oggetti di utilizzo quotidiano.

Nel tempo, aggiungendo al procedimento di  base tecniche cromatiche e plastiche di abbellimento e decorazione  arrivarono a produrre manufatti di straordinaria bellezza e peculiarità.  Non più soltanto ciotole o piatti, ma mattonelle decorative, stoviglie preziose, vasi ad anse,  albarelli da farmacia; soggetti e forme mutuati da altri ambiti di attività:  scultura, pittura, oreficeria, da tutta quella zona di creatività insomma che apparteneva tradizionalmente alla sfera dell’arte.

Ben presto la notorietà di questa produzione varcò i confini regionali; opere delle famiglie di artigiani-artisti del luogo (i Pompei, i Grue, i Gentile, i Cappelletti) vennero apprezzate da estimatori di ogni ceto e nazionalità ed arrivarono in grande copia finanche  alle mense ed alle collezioni dei reali europei.  Oggi molti musei in tutto il mondo conservano nelle loro raccolte esemplari di ceramiche castellane: l’Hermitage di San Pietroburgo ne possiede 84 pezzi, fra cui un rinfrescatoio  della fine del ‘500 col  prezioso “decoro Farnese” (uno identico si trova nel museo delle ceramiche di Faenza).

Anche il Metropolitan di New York ne ha un buon numero, e così gli Uffizi, il museo di San Martino di Napoli e tante altre sedi museali per non contare le numerosissime e spesso prestigiose collezioni di privati.

Ma per una full immersion nella Ceramica di Castelli, per apprezzarne la variegata ricchezza di  forme e colori,  bisogna andare in Abruzzo.

Vi proporrò per questo un percorso che consentirà di toccare i principali centri dove si trovano importanti raccolte di ceramiche,  senza trascurare qualche buon consiglio per gustare la straordinaria cucina locale. Per esperienza personale mi sento di affermare che in Abruzzo è molto difficile mangiar male, ciò non toglie che non si possano privilegiare luoghi in cui è possibile mangiare benissimo, ed è quello che mi riprometto di suggerirvi.

Per questo giro sono sufficienti 2-4 giorni, ma la imminente stagione estiva può farvi scegliere di diluire le visite combinandole con qualche excursus balneare, il che non guasta mai.

La prima tappa non può essere che il paese che è centro originario e principale della locale produzione ceramica.

Arrampicato alle pendici del Monte Camicia, alla falde del Gran Sasso, Castelli si trova anche a  pochi chilometri dal mare. Il fatto è che l’Appennino abruzzese si stende a poca distanza dalla costa consentendo agli abitanti (e ai visitatori) della regione di fruire dei vantaggi delle due tipologie climatico-ambientali. La strada per arrivare in paese è semplice: sia che si venga dall’interno che dalla costa adriatica bisogna percorrere parte dell’autostrada A24 (Teramo-L’Aquila) ed uscire al casello Colledara-San Gabriele; da lì l’ultimo tratto, un po’ tortuoso, è ben segnalato. Inutile dire che siamo vicinissimi alla più importante montagna appenninica; per gli appassionati del genere le escursioni sono tante e meravigliose.

Il Museo delle Ceramiche di Castelli, chiuso in seguito al terremoto del 2009 ed ospitato per ora in una sede provvisoria,  è l’ideale punto di avvio per un percorso di conoscenza e di esperienza nel mondo della ceramica. Alla fine della visita  è d’obbligo una tappa alla Chiesa di san Donato, la “Cappella Sistina della maiolica”  (di cui già saprete dal museo), appena fuori del paese.

Da Castelli si scende facilmente a Teramo (non perdetevi il Duomo!), seconda tappa del nostro percorso, dove converrà alloggiare e fare base per questa prima tratta del viaggio. Capoluogo della Provincia che vanta a mio avviso la migliore tradizione culinaria d’Italia, Teramo conserva  importanti collezioni di ceramiche. Recentemente una cospicua acquisizione ha dotato la Fondazione della locale Cassa di risparmio (Tercas) di una ricca raccolta privata, la collezione Gliubich (ex De Felice) ospitata permanentemente nei locali di Palazzo Melatino. Inoltre,  fino al 12 ottobre 2012,  è possibile vedere la collezione Matricardi  in mostra tempopranea presso la Pinacoteca Civica.

 

Da Teramo pochi chilometri per Atri (anche qui un Duomo di straordinario interesse) dove ancora una Collezione privata, la Bindi, esposta nel Museo Capitolare (sala 7) ci fornisce nuove delizie ceramiche.

 E’ ora di cambiare Provincia. In quella di Pescara, dove consiglio di alloggiare per la seconda tranche del viaggio, ci sono  le 2 raccolte più importanti  di questo giro, entrambe frutto dell’intelligente collezionismo di due appassionati delle ceramiche castellane. A Loreto Aprutino (circa 25 km. da Pescara) c’è il Museo Acerbo  che raccoglie la collezione più ricca, quella del barone Giacomo Acerbo, composta di circa 600 pezzi quasi tutti di provenienza castellana. E’ un museo importante, dedicategli tempo ed attenzione.

  

 

 

 

 

A Loreto Aprutino c’è un’altra visita da non mancare:  il Museo dell’Olio, allestito con competente e simpatetica cura, testimonia la storia di un’attività produttiva di eccellenza con relazioni commerciali prestigiose. L’olio di Loreto condiva anche l’insalata degli Zar di Russia!

Nella città di Pescara c’è l’altra importante collezione privata  (ora divenuta Fondazione Paparella-Treccia-Devlet gestita dal Comune) custodita nel Museo di Villa Urania, una villa ottocentesca nel centro della città. Anche in questa raccolta molte opere dei più grandi ceramisti fanno bella mostra nelle vetrine delle sale.

 

 

 

 

 

 

 

Trovandovi a Pescara visitate anche il Museo Cascella

 

 

 

 

e il Museo delle Genti d’Abruzzo.

 

Ultima tappa del nostro viaggio è Chieti dove nel Museo Barbella c’è una sala tutta dedicata alle Ceramiche di Castelli donate al museo dalla famiglia Paparella-Treccia originaria di Chieti.

E non mancate di visitare anche l’importante Museo Archeologico Villa   Frigerij   e il Museo Archeologico della Civitella con ricostruzioni di templi romani didatticamente straordinarie che integrano i reperti archeologici dell’antica Teate.

 

 

 

 

 

Per chi ne avesse voglia, il mare Adriatico è a portata di mano.

 Qualche indicazione pratica: per arrivare in Abruzzo ci sono vari mezzi. Se scegliete l’ aereo atterrerete all’aeroporto di Pescara che dista circa 3 km dal centro della città ed è ad essa collegato con il bus urbano n.38 che vi porta a pochi metri di distanza da tutti gli alberghi consigliati; se preferite arrivare  in treno, la stazione più comoda è ancora quella di Pescara dove transitano sia i treni da Roma sia quelli della Milano-Bari. Con la macchina le linee autostradali sono le stesse dei percorsi ferroviari. Per il giro di cui abbiamo parlato sarebbe comodo avere a disposizione un’automobile, meglio se corredata di navigatore.

 

Per dormire: tutti gli alberghi qui sotto indicati sono vicinissimi ai luoghi di interesse e sono elencati, nell’ambito di ogni città, in ordine decrescente di prezzo

 

a Teramo:      Hotel Sporting,    Hotel Abruzzi

a Pescara: Hotel Esplanade,  Hotel VictoriaHotel Plaza, Hotel Ambraper chi ama la vita agreste, a pochissimi km da Pescara: Agriturismo Le cicale

a Loreto Aprutino: Castello Chiola, B&B Lauretum, Hotel ristorante La Bilancia  (a pochi km  dal paese)

a Chieti: Grande Albergo Abruzzo

 

Ed ora parliamo di piatti… pieni!

Ristoranti  in ordine decrescente di prezzo; consiglio, per tutti, di prenotare con anticipo.

 

a Teramo

Ristorante Duomo, via Stazio 9,  tel.  0861  241774   (chiuso Domenica sera e Lunedì)

La Locanda del Proconsole, Via Veneto 48,  tel.  0861  24181 (chiuso Giovedì)

Trattoria da Mauro, via Cesare Battisti 69,  tel.   0861  240010 (per stomaci capienti, molto economico)  (chiuso Domenica e il Lunedì sera)

 

a Loreto Aprutino

La Bilancia, Contrada Palazzo  11   tel.  085  8289321 (chiuso il lunedì), a pochi chilometri dal paese

 

a Pescara

La Barcaccia, Piazza 1° Maggio 33, tel.  085  4217426  (chiuso Domenica e Lunedì mattina)

Taverna 58, Corso Manthoné 46,  tel. 085  690724 (chiuso Sabato mattina e Domenica)

Nonno Pescatore, Viale D’Annunzio 152, tel. 347 8226747 (un po’ rumoroso, ma pesce buonissimo; evitare le serate affollate)

Locanda da Pia, Piazza Sacro Cuore 35  tel.  085  39465 (chiuso Martedì e Domenica sera)

Da Sisto, via Curtatone 8,  tel.  085  375266   (chiuso Domenica)  (ospitalità un po’ ruvida, molto economico)

 

a Chieti

La corte dei re, Madonna del Freddo 104,  tel 0871  334134 (un po’ fuori città) (chiuso il Martedì, aperto tutte le sere e Domenica anche al mattino)

 

 

Per  informarsi prima di partire:

F.Battistella, V.De Pompeis, Le maioliche di Castelli: dal Rinascimento al Neoclassicismo, Carsa, 2005

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