Ma che Piramide d’Egitto

           Forse non tutti sanno che  senza bisogno di andare in Egitto c’è la possibilità di visitare una piramide anche in Italia. No, questa non l’ha fatta un artista contemporaneo, ha circa 2000 anni; no,  non si trova al nord, ma a Roma; ma anche questa di cui sto parlando nasce dalla megalomania e dall’ aspirazione all’ immortalità di un tipo mooolto mooolto benestante. Non altre somiglianze tra i due titolari: Caio Cestio, il romano, era pretore (cave!) e tribuno della plebe (lasciamo perdere); ma questo non c’entra. Fatto sta che a Roma  a fianco della porta che si apriva sulla via Ostiense, quella che dall’Urbe andava al mare, fa bella mostra di sè una vera e propria piramide, un po’ più aguzza di quelle egiziane, molto più piccola dei modelli originali, ma insomma, accontentiamoci.

L’Ostiense, dei quartieri di Roma è quello più facilmente raggiungibile da Fiumicino: una linea ferroviaria collega in 35 minuti la Stazione Ostiense allo scalo aeroportuale con ottima periodicità. Inoltre la zona è ben servita dai mezzi pubblici urbani: metro, bus e taxi sono sempre sottomano dappertutto. Scesi dal trenino si trovano subito gli autobus che in una sola fermata portano davanti alla Piramide ed alla omonima stazione della metropolitana con cui, volendo, è possibile raggiungere molte zone di Roma. Se invece arrivaste a Ciampino, una comoda linea di bus vi trasporterà alla Stazione Termini e di lì, la linea B della Metro, alla Piramide.

Questa volta vorrei ignorare la Roma più nota; niente piazza di Spagna, Colosseo, via Condotti, Vaticano; il suggerimento riguarda  unicamente l’ Ostiense ed i suoi tesori.

La Piramide Cestia è solo la più visibile ed inconsueta delle  attrazioni di questo quartiere romano che da qualche anno, grazie anche all’invasione degli studenti della recente e subito affollatissima università di RomaTre, è salito alla ribalta delle frequentazioni  modaiole della capitale. Ma al di là delle mode e delle volubili migrazioni del “popolo della notte” sono proprio tante le cose da scoprire all’Ostiense; con una visita di qualche giorno, forse anche soltanto di un fine settimana, si può riuscire ad “assaggiare” una Roma meno scontata e risaputa.

La Piramide è incastrata nei resti delle mura aureliane. Da un lato, verso destra (guardando dal Piazzale Ostiense) troneggia la Porta San Paolo che conserva sopra la sua monumentale arcata  l’intatto appartamento delle guardie che dal III secolo d.C. sorvegliavano l’accesso alla città dalla Via del mare.

Dall’altro lato, in un suggestivo angolo al riparo delle mura, si stende il Cimitero acattolico, dove riposano molti stranieri che a Roma  hanno concluso la vita ed alcuni italiani che comunque si sono sentiti stranieri in patria (vi si trovano ad esempio  le Ceneri di Gramsci).

La peculiarirà del quartiere Ostiense, nato all’inizio del ‘900 come quartiere a vocazione industriale, è appunto quella di ospitare importanti complessi di architettura del genere  che, riconvertiti negli ultimi anni ad altra destinazione d’uso,  restano  a documentare pero’ nelle loro strutture essenziali  la presenza di attività che per quasi un secolo sono state fondamentali per la vita della città.

Sulla via Ostiense si stende la recinzione liberty degli ex Mercati generali,  risorsa essenziale della alimentazione dei romani per quasi tutto il ‘900 fino a  quando, alla fine del secolo scorso,  l’immensa attività è stata trasferita alle porte di Roma e lo spazio urbano risultante è stato destinato   a varie specie di servizio pubblico;  le  vicissitudini del progetto appartengono alla cronaca e qui ci riguardano poco. Una grande quantità di film italiani restano a testimoniare il brulichio di vita che nelle ore antelucane animava questi luoghi; un assaggio ne dà un breve filmato del ’34 dell’Istituto Luce.

Dall’altro lato della strada, un po’ arretrato rispetto alla carreggiata, troneggia quello che è stato definito il moderno Colosseo,  il vecchio gasometro di Roma, in disuso da qualche tempo, nato anch’esso al’inizio del secolo scorso ed oggi immortalato, sull’onda della notorietà cui è assurto il quartiere, in molti recenti film di ambientazione romana.

Più avanti, lungo la via Ostiense, al n. 106 c’è uno dei più singolari (e importanti) musei della città, la Centrale Montemartini. La singolarità è data dall’ impatto delle opere che vi sono esposte con l’inconsueta ambientazione. Siamo nella vecchia Centrale Elettrica romana, i cui spazi dismessi dall’Acea hanno ospitato, dapprima provvisoriamente come magazzino, e poi definitivamente, grazie alla felice intuizione dei responsabili, una parte delle opere dei Musei Capitolini dislocatevi per un restauro della sede originaria.  Vi lascio la sorpresa e non vi descrivo altro.

In fondo alla via Ostiense troneggia la seconda Basilica romana per grandezza, quella dedicata all’Apostolo Paolo, si dice nel luogo del suo martirio e della sua sepoltura.

Torniamo ora indietro verso la Piramide. Al di là del Cimitero acattolico si stende il rione Testaccio così chiamato dal colle artificiale che ne determina la caratteristica onomastica. In latino testa era il vaso di coccio, ed è in questo luogo, abbastanza vicino al Tevere dove ai tempi si scaricavano rifiuti di tutti i generi, che i romani gettavano i frantumi dei vasi, degli orci e di tutti i contenitori di terracotta rotti. Il mucchio di detriti, cementato dalla “polvere dei secoli”,   ha costituito un vero e proprio “montarozzo”, come direbbero i discendenti degli  accumulatori, che è diventato il segno precipuo (oltre che una preziosa fonte di reperti archeologici) del rione. Tutto il colle oggi è circondato da ristoranti e locali, ed è possibile, nelle pareti che si appoggiano al rilievo, intravedere spigoli o anse di vasi che dietro vetri ben collocati mostrano la particolare composizione della parete.

Davanti al mons Testaceus si espande l’immenso spazio che fino a qualche anno fa era occupato dal Mattatoio di Roma, come mostra ancora il fregio sul frontone dell’ingresso principale. Aperto anch’esso, come tutti gli stabililementi del quartiere, negli anni a cavallo tra l’800 e il ‘900, da poco ospita il cosiddetto “polo delle arti” e cioè parte della Facoltà di Architettura di RomaTre, una sezione del Macro ed altre strutture consonanti. Dall’ attività che vi si svolgeva un tempo nasce una tradizione molto importante per la città di Roma.  Il “quinto quarto”, espressione matematica impossibile (da una unità si ricavano 4 quarti e non di più) si può leggere come una metafora della capacità della parte più povera del popolo romano di trarre sostentamento proprio dall’impossibile. Infatti il compenso per i facchini che caricavano i quarti di animali macellati nell’immenso Mattatoio di Testaccio consisteva nella porzione di animale residua dell’operazione e cioè le interiora, il quinto quarto appunto. Tale consuetudine, e la necessità per le donne di elaborare  in cucina le carni che gli uomini portavano a casa, ha dato origine alla vera ed unica cucina romana, quella che nella sua più ortodossa realizzazione si può mangiare soprattutto nei ristoranti della zona. Pajata, coda, coratella, trippa, animelle, fegato, rognone sono gli ingredienti fondamentali di una tradizione gastronomica che affonda le sue radici economico-culturali proprio in questo rione.

Non mi resta che suggerirvi dei comodi punti di appoggio, e vi segnalo quelli che ritengo i più giusti per il giro che vi propongo:

per dormire:

Hotel Santa Prisca: ospitalità un po’ ruvida, posizione ottima, mezzi comodissimi.

Hotel Primus: un tre stelle al centro dell’Ostiense.

Abitart Hotel: un quattro stelle all’Ostiense.

per mangiare:

Checchino: il re del quinto quarto, elegante, un po’ caro, ottimo.

Perilli: la tradizione, familiare, buonissime verdure.

Andreotti: bar-pasticceria, gustosi spuntini veloci.

Volpetti: drogheria: varietà, professionalità, spuntini.

Lascia un commento