Vivere la Giudecca

Dalle vedute aeree si capisce bene perchè il primo nome dell’isola della Giudecca era Spinalonga:  agli abitanti, circondati da una realtà prevalentemente marina, la sua forma ricordava la lunga lisca di un pesce. In verità quella sagoma che si stende a sud della più compatta zona urbana di Venezia non è una unica lingua di terra  ma un insieme di isolotti collegati fra loro da ponti, che da poco ha inglobato anche l’isola artificiale di Sacca Fìsola e le isolette vicine.

Nel tempo il  nome è cambiato e ci sono tante ipotesi sull’origine dell’attuale denominazione: da giudei, da giudicati, da un composto di arbusti – “giudecca” appunto – usato nel  lavoro dai conciatori di pelli che abitavano lì; o addirittura potrebbe significare  “luogo a sud”, (giù de qua), poichè  spesso nel Veneto località meridionali vengono chiamate Giudecca  dagli abitanti più “nordici”.

Amministrativamente la Giudecca fa parte del sestriere Dorsoduro, la zona di Serenissima che la fronteggia al di là del canale cui l’ Isola dà il nome. Ma l’identità di questo pezzo di Venezia è personalissima e tutta da scoprire.

La sua fisionomia cominciò a definirsi quando dal sedicesimo secolo i nobili veneziani presero a frequentarla come buen retiro: una zona lontana dalla intensa vita cittadina dove trascorrere periodi di vacanza in un isolamento garantito da quel pur breve braccio di mare che è il canale della Giudecca, circondati da una natura amena, risparmiata dalla densa urbanizzazione che aveva reso Venezia una delle più popolose (e belle) città d’Italia.

Pochi palazzi e ville, circondati da ampi giardini, molti monasteri  i cui  chiostri sono ancora oggi deliziose oasi di pace, alcune  chiese, e intorno tanto mare che si intrufola tra isola ed isola in canali che rendono agevole da dovunque raggiungere  la Città o allontanarsene ulteriormente; questo è stata per molto tempo la Giudecca e, nonostante i successivi mutamenti, l’isola conserva ancora oggi  il suo principale connotato di luogo dove la calma regna sovrana. Esempi di palazzi dell’epoca d’oro sono palazzo Foscari, vicino al Molino Stucky nella parte più occidentale dell’isola, e Palazzo Mocenigo, affacciato sul canale della Giudecca quasi davanti a Piazza San Marco.

 

Davanti alle ville, ai conventi ed ai giardini, sulle fondamente della Giudecca troneggiano le maestose chiese del Redentore  e delle Zitelle che custodiscono preziosi dipinti di scuola veneta.

In occasione dell’ annuale Festa del Redentore, da secoli celebrata a Venezia con grande partecipazione, un ponte di barche collega Dorsoduro con la Giudecca per consentire a tutti i Veneziani di raggiungere a piedi l’Isola e partecipare al festeggiamento.

Ma torniamo alla storia: il volubile estro dei vacanzieri, genìa intramontabile quanto irrequieta che aveva  connotato per tanti anni la vita della Giudecca, a un certo punto, come spesso accade, cercò nuove località alla moda dove trasmigrare. Così nel’Ottocento  l’Isola, disertata dalle prestigiose frequentazioni che fino ad allora l’avevano nobilitata,  si trovò declassata a quartiere periferico di Venezia: popolare e anche un po’ malfamato. Dismesse  le residenze dei nobili, restò la popolazione locale, occupata in  attività marinare ed artigianali  di cui oggi resta traccia qua e là  nella pittoresca toponomastica sopravvissuta alla realtà operativa: “corte dei cordami”, “calle cantiere”, “calle del conza curame” (concia cuoiame), “calle squero”, “calle della fonderia”. E di conseguenza si sviluppò  una piana edilizia popolare che segna ancora oggi il carattere urbanistico dell’isola, differenziandola marcatamente dal sontuoso sapore  della Città che la fronteggia.


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Il periodo a cavallo fra Ottocento e Novecento portò alla Giudecca una ventata nuova; alle piccole attività artigianali presenti nell’isola, per lo più orientate alla produzione e alla manutenzione di oggetti di uso locale,  si affiancarono realtà industriali nazionali ed internazionali (Junghans, Herion, Molino Stucky, CNOMV), che però in poco più di un secolo esaurirono o dislocarono la loro spinta imprenditoriale.

Oggi la Giudecca sta conoscendo una nuova storia: oggetto di attento risanamento,  l’Isola è divenuta laboratorio di esperienze architettoniche che hanno curato e curano sia il  recupero delle ex aree industriali,  riconvertite  spesso in spazi culturali,  sia la bonifica della realtà abitativa.

Inoltre il recente incremento di strutture turistiche vi sta rilanciando anche questa attività. Personaggi noti vi hanno acquistato casa,  attratti probabilmente dalla quiete che è tuttora la cifra del luogo, consapevoli, peraltro, che in pochi minuti di traversata possono raggiungere il fulgore di Piazza san Marco e l’animazione della Città.

Ma anche chi non volesse acquistarvi una abitazione  può, potendoselo permettere,  rinnovare i lussuosi otia  dei nobili veneziani alloggiando in uno degli stellatissimi alberghi che  hanno occupato, nell’Isola, buona parte delle residenze e dei giardini  degli originari fruitori di tanta pace e bellezza. Oppure può decidere di abitare i numerosi appartamenti proposti al visitatore occasionale che voglia assaporare la vita dell’isola.  A me è capitato di optare per questa scelta e mi sono trovata più che bene.

Il fatto è che la Giudecca non la si può “visitare”: non è possibile visitare un’atmosfera, uno stato d’animo;  la Giudecca va “vissuta”. Scesi dal vaporetto si deve cominciare a “sentirne” l’aria. Solo con questo atteggiamento si può provare a conoscere  quest’  isola inconsueta. Sapida di storia (siamo a Venezia, non dimentichiamolo) e pure così tranquilla, semplice; nebbiosa in certe ore (ma è foschia di mare), chiara all’alba  come può esserlo solo un’isola dell’Adriatico; accogliente  (eppure giustamente distaccati, gli abitanti, verso i turisti) e beatamente “ferma” nel ritmo di vita. Insomma, un paradiso in terra.

Se si è riusciti  ad assumere la giusta  forma mentis si può cominciare a girare per l’Isola. Io ho scelto il percorso  suggeritomi da una delle realtà irrinunciabili, qui come in tutta Venezia, e cioè i ponti. L’intrico di calli, canali, campielli può disorientare il “foresto“, ed è opportuno perciò affidarsi a punti di riferimento certi, che consentano di vedere tutto senza perdersi (anche se  qui perdersi è delizioso). E poi il ponte ha un suo fascino al contempo fisico e metaforico: consente di superare un braccio di mare, collega due realtà, è un miracolo di statica, ha spesso un notevole valore storico ed estetico, dà il brivido dell’affaccio sull’acqua, e potrei continuare a lungo per spiegare la mia simpatia per i ponti, che alla Giudecca ha modo di appagarsi a pieno.

Ma è che qui se ne trovano ad ogni passo, ed ognuno racconta una storia e una realtà diversa; quindi proviamo ad attraversarli tutti fino a compiere il giro dell’ Isola.

Suggerirei di cominciare dal Ponte Piccolo, il più vicino alla fermata centrale (Palanca) delle linee di vaporetti che servono l’Isola. Dalla fondamenta che dal ponte prende il nome, saliamo sull’arcata tenendo il mare a destra. Il canale della Giudecca ci si dispiega davanti in tutto il suo splendore e si capisce perchè tanti artisti sono stati ispirati da questo panorama. Percorrendo il ponte passiamo su un’altra delle isole che compongono la Giudecca.  Il tratto di fondamenta, e il ponte successivo sono intitolati a  sant’Eufemia,  cui è dedicata una delle più antiche chiese dell’ Isola. E lì vicino è possibile fare una tappa all’ Harry’s Dolci, uno degli ultimi nati dei locali della catena Cipriani.

Ben confortati,  continuiamo lungo il mare: ci addentreremo poi nell’abitato. Arriviamo così, percorrendo la Fondamenta San Biagio (la chiesa onomastica non c’è più) fino all’omonimo ponte da poco ricostruito. Davanti a noi l’ imponente edificio del Molino Stucky, in stile neogotico (1884),  riconvertito recentemente in un hotel della catena Hilton. Dallo Skyline Bar si gode un panorama strepitoso.

 Costeggiando il fianco del Molino ci allontaniamo dal mare, addentrandoci lungo il canale di San Biagio, verso il centro dell’isolotto. Teniamo sempre a destra il Molino e dopo una curva vedremo in lontananza il moderno ponte dei Lavranieri (alberi di alloro) che collega la Giudecca con  Sacca Fìsola.

Volgiamo le spalle a questo ponte e poco più avanti ci troveremo il Priuli – il cui nome ricorda quello di uno delle nobili famiglie veneziane che villeggiavano qui – sul quale incombe ancora la mole del palazzo Stucky.

Traversato il canale ci troviamo in Calle delle Convertite che dopo un breve tragitto  ci conduce all’omonimo ponte e dopo pochi passi al ponte Lago scuro o San Cosmo.

Questo è il quartiere industriale dell’inizio del ‘900,  le abitazioni sono povere,  ma alcune zone sono già state o stanno per essere bonificate, vi   incontreremo infatti gli interventi  architettonici più importanti, quelli dell’ex area Junghans,  appena avremo superati i prossimi due ponti: quello delle Scuole e quello della Palada. Dall’ultimo ponte della zona, il sant’Angelo, ci affacciamo sul più grande dei canali interni dell’isola. Da qui si raggiunge facilmente la sponda meridionale della Giudecca, quella che non guarda alla Città, ma alla Laguna, verso il Lido, ed il paesaggio è talmente staordinario, e diverso, che  vale la pena di fare questo breve détour per vederlo.

Tornati al ponte sant’Angelo si  percorre la calle delle Erbe e si torna sulla  fondamenta che costeggia il canale della Giudecca e quindi, girando a destra, si trova il Ponte Longo.

L’imponente struttura in ferro, risultato di un recente restauro (il  ponte originario era in legno), collega la parte più moderna della Giudecca, che abbiamo fino ad ora attraversato, con quella  dove si trovano ancora i grandi giardini, le imponenti chiese rinascimentali ed alcuni dei più bei palazzi dell’isola.

Dal ponte si scende sulla fondamenta San Giacomo, di lì è possibile accedere ad un’area che ospita (forse ancora per poco) due degli ultimi squeri di Venezia, esemplari di quella cantieristica minore che è stata per secoli una delle principali attività artigianali  della Laguna.

La fondamenta San Giacomo ci conduce fino alla chiesa del Redentore, opera del Palladio, cuore e  vanto della Giudecca. Continuando lungo il mare si incontra l’ultimo ponte dell’Isola, il ponte della Croce, e quindi l’altra importante chiesa (di possibile attribuzione palladiana) intitolata a Santa Maria della Presentazione, ma più nota come “delle Zitelle“, perchè nelle strutture ad essa collegate  si assistevano le ragazze povere (e senza dote)  insegnando loro un mestiere che le aiutasse a mantenersi con decoro.

L’estrema punta orientale della Giudecca è separata da un canale dalla imponente Isola di san Giorgio Maggiore e fronteggia direttamente il bacino di San Marco; queste prestigiose vicinanze, la bellezza dei palazzi e dei giardini che vi si trovano, ne hanno fatto un’oasi del lusso e del privilegio. Gli alberghi Cipriani e Bauer Palladio  vi perpetuano i fasti dei vacanzieri d’antan. In mezzo, in posizione strategica, una caserma della Guardia di Finanza.

Ed ora qualche suggerimento pratico.

Viaggio:

se si arriva a Venezia in aereo,

se si arriva in macchina,

se si arriva in treno,

per usufrire degli ordinari mezzi pubblici di Venezia (e il tragitto in vaporetto è di per sè un’esperienza inebriante) bisogna arrivare al piazzale  Roma o a quello antistante la stazione di Santa Lucia.

Da lì partono i vaporetti per tutte le direzioni. Vanno alla Giudecca le linee  2 e 4.1; le fermate dell’Isola sono tre, Palanca, Redentore e Zitelle e il tempo di percorrenza varia dai 20 (la linea 4.1) ai 30 minuti (la linea 2). Gli orari cambiano secondo le stagioni. Nel percorso inverso la 4.1 si chiama 4.2.

La fermata Palanca è collegata con la fermata Zattere, del versante opposto del canale della Giudecca,  dalla linea 2 che in 3 minuti compie la traversata, nelle due direzioni, negli orari ordinari.

 

Dormire:

 

Se si vuole vivere l’isola: Appartamento Panorama, un’indimenticabile vista sul canale della Giudecca in una casa confortevolissima;  provare per credere. Controindicazione: il dolore di lasciarlo.

Hotel Domina Home, nel cuore della Giudecca:  atmosfera e gentilezza.

Decisamente più economici  la Foresteria Redentore  e  l’Ostello della Gioventù

 

Mangiare:

I pasti a Venezia costano cari, e molto spesso la qualità del cibo è ad usum turisti;  dei locali provati segnalo quelli  in cui non ho avuto  la sensazione  del doppio danno.

 

Alla Giudecca:

Osteria ae Botti, fondamenta Sant’ Eufemia: buona cucina veneziana  (pesce) ben presentata ed a prezzi onesti, atmosfera. Ci sono tornata più volte.

Sulla fondamenta del Ponte Piccolo, trattoria Ai Cacciatori, come nella precedente si mangia a bordo acqua, piatti di pasta che parlano da soli, cucina veneziana di buon livello.

 

Nel Sestriere Castello:  un bacaro molto noto fra i veneziani: Osteria Al Portego,  si può mangiare anche in piedi assaggiando i tipici “cicheti” veneziani; poco spazio, prenotare.

 

 

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