Cagliari, se vi prende la fregula

 

                Dopo tre giorni trascorsi a Cagliari, mai vista prima, provo a tirare le somme di questo breve soggiorno. Avevo visitato il nord della Sardegna, a scopo principalmente balneare, godendo moltissimo lo splendido mare intorno all’ arcipelago della Maddalena ma il resto dell’isola, con le sue città e le loro storie e consuetudini  non lo conoscevo, ho voluto perciò dedicare qualche giorno a questa esperienza. Quindi Cagliari; all’estremo opposto dell’isola, e mettendo da parte (se in Sardegna è possibile) il mare e le sue seduzioni.

Se si arriva in aereo il tragitto per  la città è molto breve: l’aeroporto di Elmas dista  6 chilometri dal capoluogo e il bus che li collega parte ogni mezz’ora in entrambe le direzioni. Si scende  in pieno centro: la stazione degli autobus si trova a fianco a quella ferroviaria in piazza Matteotti, nodo nevralgico del sistema di trasporti urbani; da lì si raggiunge facilmente ogni parte della città. Ciò ha condizionato la mia scelta dell’albergo. Cagliari è una città “verticale” dove dappertutto si sale o si scende e se non si padroneggia il sistema di collegamenti  si rischia di ritrovarsi a fine giornata con i polpacci in fiamme. Perciò al visitatore più pigro (o soltanto non olimpionico) consiglio di alloggiare molto vicino ai  percorsi dei mezzi pubblici. Ho trovato strategico il centralissimo Hotel Due Colonne, vicino anche alla stazione,  recentemente ristrutturato: pulitissimo, curato da un personale gentile e disponibile (ma devo ancora trovare un Cagliaritano che non sia gentile e disponibile), unisce alla ottima location una ospitalità corretta e professionale. Le poche défaillances tecnologiche (no wi-fi, controlli dei televisori un po’ ingarbugliati) ed alimentari (prima colazione spartana) non mi faranno rinunciare a questo indirizzo se tornerò a Cagliari.

In genere quando arrivo in un paese che conosco solo dalle carte, come prima cosa scelgo di verificare quel che ho capito della planimetria, per potermi muovere con consapevolezza e senza perdere tempo. Suggerisco, a chi voglia scegliere questa strategia di approccio, i giri con i mezzi turistici che danno una prima idea d’ insieme. Ci sono buoni pullman  che attraversano  le zone più interessanti della città ed arrivano  fino agli stagni con i fenicotteri rosa.

Per vedere la rocca ho trovato utile anche un giro col Trenino Cagliaritano che parte da piazza del Carmine e raggiunge il “Castello”,  percorrendone le stradine e le piazze.

Già questi itinerari danno conto delle diverse culture e civiltà che hanno abitato questa città; una visita più mirata ne rivelerà i dettagli e le singole espressioni.

Cagliari è quella che vedete nella foto in alto. Il profilo della rocca con le sue torri,  ed i quartieri più moderni che degradano verso il mare,  ne  rivelano subito l’ origine di cittàfortezza.

Vestigia fenicie, puniche, romane, bizantine, arabe, pisane, aragonesi si sono sommate ed intrecciate nelle strutture urbane; delle più antiche si trovano tracce soprattutto  nel ricchissimo Museo Archeologico, delle più recenti l’impronta è visibile nel tessuto cittadino.

Se le fortificazioni che circondano la rocca mostrano la potenza difensiva dei Pisani e degli Aragonesi, i palazzi e le case portano il segno lasciato dai restauri piemontesi sia nel ‘700 sia in età umbertina. 

Interventi che massicciamente hanno segnato la città fuori le mura: l’eclettico nuovo Palazzo di Città, il bastione Saint Remy, le vie Regina Elena e Regina Margherita e  tutta la via Roma, importante arteria che costeggia il porto, ostentano l’ imponenza dello stile un po’ pompier della fine dell’ Ottocento. Di qualche decennio anteriore (1866) è la istituzione dello splendido Orto Botanico,

vero fiore all’occhiello della città che è comunque coperta dappertutto da una vegetazione lussureggiante.  Verso il porto scendono, come i carugi a Genova,  reticoli di stradine ripide e strette.

Il cambiamento più  significativo per la Cagliari di oggi  è dovuto di sicuro al bombardamento subìto nel ’43, i cui segni restano qua e là nelle voragini ancora aperte nel tessuto urbano e nel rammarico degli abitanti  quando ricordano bellezze non più esistenti. Nè la ricostruzione ha giovato alla città: gli anni ’50 e ’60 hanno dato il peggio in molti quartieri, con una edilizia sciatta e irregolare  che a mio avviso ha qualche responsabilità nella atmosfera di torpore, indolenza e poca vivacità che pervade le strade, così poco frequentate. E neppure  credo che sarà di aiuto la speculazione che ha recentemente adocchiato le vie del quartiere Villanova dove restauri troppo mirati fanno intravedere intenti rapaci per niente utili alla comunità.

Ma Cagliari è così affascinante, ambigua, multiforme, inclassificabile, inafferrabile!

Ho avuto la fortuna di partecipare ad una occasione speciale. Due giorni all’anno a Cagliari e in altre città della Sardegna si tiene da molto tempo la manifestazione Monumenti aperti. Tutti i  monumenti, anche quelli che abitualmente non è possibile vedere, sono gratuitamente mostrati ed illustrati ai visitatori. Essendo capitata lì in uno dei due giorni, ho potuto usufrire di una delle affollatissime visite ed ho avuto la piacevole sorpresa di scoprire che lo stuolo di giovani guide era composto dagli studenti delle scuole superiori cagliaritane. Da anni c’è questa consuetudine, ed anche altrove varie organizzazioni sono solite appoggiarsi a questo impeccabile ed entusiasta volontariato; ma lì ho colto un segno più incisivo: in un miscuglio di  imbarazzi adolescenziali e  piccole vanità, smarrimenti momentanei e presagi di eccellenza, veniva fuori una generazione di ragazzi orgogliosi della loro storia e della loro città, del proprio compito e del successo della manifestazione, che contagiava entusiasmo e infondeva speranza.  Forza Cagliari!  e stavolta il calcio non c’entra.

Qualche nota sulla ristorazione, che nella zona è ottima grazie forse alla marginalità isolana che mette un po’ al riparo dall’invasione del cibo-spazzatura e privilegia i prodotti locali e freschi. Posso dire di aver mangiato dovunque benissimo, segnalo solo due locali – entrambi in centro – dai menu fra loro diversi. E’ chiaro che il pesce la fa da padrone, soprattutto nei ristoranti della Marina (vicino al porto), ma anche i prodotti della campagna non sono da trascurare. Sa domu Sarda propone soprattutto piatti di carne e di verdura e se ne esce felici e con la certezza di avere mangiato sardo. Al ristorante Antica Cagliari ho provato un piatto di fregula alle arselle veramente memorabile. 

La fregula…. parliamone un po’. Si tratta di una pasta composta di farina di semola ed acqua, ottenuta facendo rotolare in un piatto della semola con le dita di una mano continuamente inumidite con acqua, fino a raccoglierne tanta da farne delle palline del diametro di 3-5 mm. Cotta nel sugo preparato con olio, pomodoro, aglio e vongole (le arselle), viene servita come minestra un po’ brodosa. Una variante vuole nell’impasto anche un po’ di zafferano.  Sublime!    Nello stesso locale, anche se per correttezza devo dire che non li ho mangiati, ho visto reazioni estatiche davanti a unaseadae a un piatto di culurgiones… ma è inutile parlarne, andate a mangiarveli in loco!

P.S.     Un ottimo ed agile aiuto nella visità alla città è il volumetto,  da conservare in biblioteca,  C. Porcu, Cagliari, SKIRA, 2009

One Response to Cagliari, se vi prende la fregula

  1. Raffaela

    Ciao carissima Maria Luisa,
    ho avuto il piacere di conoscerti a Napoli in pullman; insieme siamo arrivate al museo di Capodimonte. Purtroppo poi non abbiamo avuto modo di salutarci e mi è dispiaciuto tanto.
    Ho letto, con piacere, il tuo diario di viaggio su Cagliari, molto dettagliato e interessante. Ti invito a conoscere meglio il centro, con il suo bellissimo mercato, che a quanto pare non hai visitato. E’ vicinissimo al teatro lirico!
    Tra l’altro non ho potuto non pensarti qualche giorno fa, quando sono andata a vedere l’ incantevole Turandot
    Aspetto il tuo scritto su Napoli.
    Un abbraccio
    Raffaela

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