Alla sommità di Ostuni

 

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Anche una festa familiare, in questo caso un matrimonio, può essere occasione di scoperte di cui riferire in questo sito.

La scelta (romantica? estetica? strategica?) di due giovani a me cari di andare a sposarsi in un piccolo paese della Puglia ha suscitato, nei parenti ed amici coinvolti, diverse reazioni: “Così lontano!” (i più nordici), “Ma dove sta?” (i meno forti in geografia) “Ma come … vi è venuto in mente?” (i più intimi e pigri) “Bello!” (i più consapevoli). Comunque  così si è deciso, e così si è fatto.

Dunque, Ostuni, paese dell’alto Salento in provincia di Brindisi, a me già noto per  vacanze pugliesi ormai lontane nel tempo; un paese dove la storia ha accumulato diverse realtà e dove la natura ha tenuto fermi una tipologia ed un “sapore” inconfondibili e meravigliosi.

La parte più moderna della cittadina si stende al livello del mare, da cui dista pochi chilometri, e presenta le caratteristiche tipiche di un paese meridionale, circondato qui da un territorio cosparso di bellissime “masserie“, come  si chiamano  le case coloniche  della zona, di fatto splendide dimore agricole che risalgono in molti casi a parecchi secoli addietro.

Masseria Sansone

La zona più antica, la rocca del paese, ha la struttura di una cittadella fortificata (mura, bastioni e case affastellate in un intrico di viuzze inerpicate sul colle) ma conserva anche le caratteristiche del paese mediterraneo, senza distinzione di altra appartenenza geografica; soprattutto  un totale colore bianco, qui ancora più accentuato che altrove (non a caso la chiamano “la Città Bianca”) interrotto solo qua e là dal verde tenue di ulivi che allignano negli anfratti più impensati  e da vivaci macchie di fiori che adornano ovunque finestre, balconi e terrazze.

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Conviene iniziarne l’esplorazione prendendo la strada che circonda la rocca e che riserva utili prospettive  per la conoscenza del complesso. Il percorso si può fare in auto, a piedi o meglio ancora in bicicletta. Venendo dal paese moderno si imbocca, sulla sinistra, il viale Oronzo Quaranta che circonda tutto il colle de “La Terra” come viene chiamata dai locali la rocca di Ostuni.

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L’imponente susseguirsi di bastioni, fortificazioni e mura inespugnabili la dicono lunga sul suo passato. La città vecchia, di origine Messapica ha una storia di innumerevoli appropriazioni: vi si alternarono Greci, Cartaginesi, Romani e poi Longobardi, Angioini, Aragonesi ed infine i Borboni, finchè  i moti carbonari del Risorgimento furono l’occasione di un definitivo riscatto ed Ostuni fu la prima  a  liberarsi nel 1860 dal dominio borbonico, divenendo finalmente città libera.

Continuando nella strada che circonda la cittadella, a un certo punto una scala sembra aprire una falla nel sistema fortificato. E’ la scala che porta alla chiesa di Santa Maria della Stella del 1835: le incursioni nemiche a quel tempo sembravano scongiurate, ed oggi  dallo spazio antistante la chiesa si può godere un primo assaggio di un bel panorama. Sorvolati con lo sguardo i folti uliveti che si stendono nella piana sottostante, si vede luccicare in lontananza l’Adriatico con i suoi paesi costieri.

S. Maria della Stella

Alla fine del giro intorno alla rocca si arriva al lato meridionale del paese e da qui la vista spazia su un paesaggio decisamente agricolo e terragno.  A questo punto chi è in macchina si rassegni, Ostuni vecchia è un paese per pedoni, converrà quindi lasciare il mezzo in un parcheggio – ce ne sono vari ed ampi alla base del centro storico – ed affrontare di buona lena il percorso successivo. Per i più pigri e meno allenati ci sono i piccoli taxi aperti che grazie alla dimensione ridotta possono  avventurarsi nel groviglio di  stradine che li aspetta.

Da qui diventa superflua qualunque indicazione di percorso; una volta deciso di visitare la rocca  sarà bene che ognuno organizzi le sue esplorazioni come vuole, assecondando la casualità pittoresca ed autentica della realtà urbana che si trova davanti. L’intrico di strade, scale, piazze che ne costituiscono il tessuto  è l’essenza stessa di Ostuni.  Ogni svolta, ogni errore, anche ripetuto,  sarà la “vostra” scoperta, la realtà della “vostra” Ostuni, renderà il vostro viaggio indimenticabile e prezioso. Vedrete così convivere, senza soluzione di continuità, realtà abitative modeste ed essenziali con palazzi ornati da sontuosi portali barocchi, semplici balconi adorni solo di luce e fiori accanto a stemmi nobiliari testimoni di secoli di storia, scale ripide e anguste  ed improvvisi squarci panoramici aperti sul verde o sul mare.

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mare

 

 

 

 

 

 

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Sarebbe lungo ed inutile elencare qui le pregevoli testimonianze storico-architettoniche di cui è ricco il paese, qualsiasi Guida vi potrà essere di aiuto; vi segnalo solo quella che ne è la più importante e cioè la Cattedrale. Posta simbolicamente al culmine della rocca, la chiesa di Santa Maria Assunta ha una facciata tardo-gotica, arricchita da un rosone, il secondo per grandezza in Europa, e da un bassorilievo raffigurante la Madonna col Bambino a sinistra della quale è inginocchiato il vescovo Arpone (1437-1470). L’interno, fortemente modificato nei secoli 18° e 19° ha una struttura settecentesca e conserva qua e là pregevoli opere di pittura e scultura dei secoli precedenti.

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Ma un giro nel centro storico di Ostuni non può prescindere da una visita alle botteghe artigianali che affollano le stradine del paese e ne sono un’altra cifra caratteristica; soprattutto vi consiglio una tappa nel negozio di souvenirs “L’Incontro” nella piazzetta antistante la Cattedrale, dove l’ottima memoria storica del proprietario vi fornirà preziose informazioni sul paese ed i suoi abitanti.

A questo punto dovrei passare a suggerirvi, come al solito,  vari, possibili luoghi di conforto – abitativo ed alimentare – nel paese, ma stavolta il post prenderà una strada diversa. L’occasione che mi ha portata ad Ostuni era particolare, pertanto il mio soggiorno è stato inevitabilmente circoscritto in una sola struttura dove ho dormito e mangiato per tre giorni. Ma il risultato è stato talmente positivo che non posso non raccontarne i dettagli. Devo premettere che abitualmente quando accanto al nome di un albergo leggo le parole resort, relais, spa e simili vengo colta da una sorta di allergia che mi spinge ad allontanarmene al più presto: le mie scelte, e chi mi segue se ne sarà accorto, sono diverse.  Ma non avevo ancora provato “La Sommità” ad Ostuni.

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Immaginate un importante, vecchio, vecchissimo palazzo (in una delle attuali stanze c’è ancora, appena leggibile, un affresco probabilmente coevo che pare ritragga la Cattedrale e il vescovo Nicola Arpone sotto cui se ne iniziò la costruzione) di cui è oggi impossibile decifrare la pianta originaria. Ad un iniziale blocco abitativo padronale, che comprendeva al pianterreno un’ampia zona dedicata alle attività agricolo-olearie, sono stati annessi nel tempo altri spazi, in tutte le direzioni, che ne hanno fatto un insieme di irresistibile fascino.

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                                                                                                                                                                                                                  Una     Una definizione descrittiva della struttura alberghiera che attualmente lo occupa può essere riassunta nel trinomio “eleganza, buon gusto, discrezione”: e ciò si riscontra negli arredi, nei colori, nell’atteggiamento delle persone -mai invadenti e sempre presenti a necessità- nell’organizzazione degli spazi comuni, di cui c’è profusione, e degli spazi all’aperto  (terrazze e giardini) rigorosamente  in tono con la natura circostante. Insomma un luogo dove andare non “a  rilassarsi” come si dice volgarmente, con tanto poco rispetto per i luoghi a questo scopo generalmente indicati, ma un posto dove andare a godere di una straordinaria atmosfera, di una bellezza naturale e storica riguardevole e di una accoglienza di squisita qualità.

L’albergo ospita, in una suggestiva grotta al piano terra, l’ottimo ristorante Cielo, un ristorante “stellato” come si usa dire oggi, il che, al netto di facili snobismi, non dispiace, anzi!

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Data la circostanza che mi ha condotto in questi luoghi (l’ho detto, un matrimonio) farei un racconto monco se trascurassi di segnalare l’impeccabile  efficienza, nell’ organizzazione dell’evento, sia di tutto lo staff dell’albergo sia della agenzia “Make it perfect”che hanno raggiunto un risultato davvero indimenticabile. Bravi!

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